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La Gelmini salverà la scuola

di matteo · pubblicato il 03 Nov 2008
Archiviato in Attualità, Superiori, Università1 commento

matteo

Cari studenti e cari professori, la riforma Gelmini sarà difficile da digerire, ma sembra avere i giusti principi per modificare gli scarsi equilibri e i grossi problemi che da decenni attanagliano la scuola.

Le proteste di questi giorni hanno mobilitato una parte politica e i baroni, che fanno guadagnare tutta la propria famiglia all’interno della scuola o veramente questi tagli creeranno problemi?

L’insegnante italiano medio, che non si aggiorna e che è seduto sul suo sapere delle scuole, che ha frequentato, si sente male quando sa di dover aggiornarsi, in modo serio e non come ha fatto fino ad oggi.

Perché molti insegnanti non vogliono muoversi e andare ad insegnare in più scuole e imparare ad usare il computer? Oggi molti non lo sanno fare e questi pretendono ancora di insegnare.

Anni fa entrarono come insegnanti nelle scuole cani e porci, anche chi non aveva la laurea. Oggi ci sono ancora quegli insegnanti arroganti che vivono del loro potere di essere dietro ad una cattedra, ma non hanno il bagaglio giusto e sufficiente per insegnare. Perché questi non devono essere licenziati come avviene in tutte le aziende private?

Veniamo all’Università. I tagli agli sprechi sono certamente giusti, i soldi che venivano elargiti in precedenza, dove andavano? Perchè l’università non fa buona ricerca? Semplicemente perchè i ricercatori hanno modi sbagliati di lavorare e i soldi a chi fa cattiva ricerca vanno tolti!

Voi che siete insegnati, ricercatori e studenti smentite queste considerazioni.

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Il tema della multimedialità e del nuovo apprendimento è caro a questo giovane blog, ma è anche un argomento osservato con attenzione da più soggetti interessati. Tra i molti che stanno a guardare con il telescopio, ogni tanto c’è qualcuno che getta una sonda per vedere se le cose funzionano davvero come i troppi teorici teorizzano :-)

Ci ha colpito il caso “uniroma.tv”, un videportale per studenti realizzato dalle univesità romane “Tor Vergata”, “La Sapienza” e “Roma Tre”, apprendiamo dall’ottimo one web 2.0 che il progetto è stato promosso dagli stessi atenei con un basso costo editoriale garantito dalla formula ibrida del contenuto prodotto fuso con il contenuto user generated, è infatti incentivato sul sito l’upload di video e contributi da parte degli utenti. Il fatto che le università si sporchino le mani nella realizzazione di progetti che forse appaiono di frontiera (ma che non hanno rischi monetari elevati.. anche se va male avranno perso 10.000 euro) è per noi molto interessante perchè significa che alcune realtà hanno la volontà (e la possibilità) di promuovere vere politiche di new learning (anche se in questo caso i contenuti sono informativi e di coinvolgimento ma abbiamo visto in altre sedi che molte delle richieste degli studenti riguardano proprio la semplificazione della burocrazia).

Perchè il titolo sull’aiuto reciproco? Come in un sistema complesso gli studenti hanno la capacità di fare rete, adattarsi all’ambiente e auto-organizzarsi, è però chiedere troppo il demandare anche la fase di fund raising a chi di lavoro ad oggi deve purtroppo solo sottolineare e ripetere concetti. E’ in questa fase che a nostro avviso l’università dovrebbe supportare queste iniziative, non tano per carità cristiana o sensibilità al tema, ma anche solo come investimento in comunicazione. Un low cost marketing che ora permette a noi di parlare dell’iniziativa e forse indurrà su scala qualcuno a scegliere Roma piuttosto che Milano o Venezia perchè è un polo di innovazione, o almeno comunica di esserlo. Non è semplice comunicare la qualità della didattica, in questo modo si comunica almeno una filosofia, quella dell’innovazione. A nostro avviso dovrebbe passare nel tempo il concetto di studente-cliente ed università-azienda, la cosa pubblica ha dimostrato di non poter reggere da sola il fronte forte dell’apprendimento (proprio quel momento in cui l’investimento che lo stato fa sullo studente dovrebbe tornare indietro, proprio l’ultimo miglio della ricerca e della creatività, riempiamo le botti per far bere gli stranieri e discutere poi di fughe di cervelli assolutamente normali), servono nuovi soggetti e nuove proposte, è possibile che idee collaterali e nuove iniziative possano essere decisive per il successo di un’ateneo?

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 Ricercatori, dottorandi, studenti di scuole avanzate di specializzazione: visionari senza destino? Non è detto. Se è palese che la situazione della ricerca italiana è tutt’altro che felice, nascono e si scoprono idee ed iniziative che fanno ben sperare.  Il dibattito è aperto, ne hanno parlato di recente alcuni studenti e docenti ad un evento veneziano chiamato natcamp e l’output sembra molto interessante.

Il caso che segnaliamo oggi è però forse un pò più avanzato e completo rispetto alle buonissime idee segnalate in laguna, si tratta di experyentya, un blog molto interessante che nasconde una bella idea. Ci siamo capitati per caso grazie ai giochi di link e gradi di separazione che la rete ci offre, ed abbiamo trovato sul blog non solo articoli e paper tutti da gustare ma anche un humus di business che ha interessato quanti di noi ritengono di voler/poter/dover vivere con i frutti dell’albero cresciuto con fatica in anni di formazione prima passiva e poi attiva sulle tematiche del marketing e della comunicazione.  I fondatori del progetto, Fabio Forlani e Fulvio Fortezza, sono docenti a contratto presso due università italiane e si definiscono cultori di tematiche innovative ma anche operative come il marketing esperienziale e le pmi, passando per la nautica e il turismo.

Cosa colpisce del blog? I contenuti di qualità non sono prodotti con l’unico obiettivo di generare discussione o appuntare concetti, vi è infatti la possibilità per le imprese di avvalersi della consulenza dei due autori che vanno ad occupare una nicchia di mercato molto interessante che vede poche altre realtà attive a livello Italia. La via sembra quella giusta, la legittimazione che un background uniersitario di questo tipo garantisce è molto elevata, fattore di non poco conto per chi si occupa di tematiche come il marketing innovativo e non convenzionale - spesso preta di millantatori travestiti da agenzie specializzate, inoltre il modello ibrido di contestuale produzione e consumo della conoscenza da la possibilità di applicare al caso concreto quegli studi che l’università oggi fatica a valorizzare e che un paper tra tanti non può, da solo, assorbire.

I nostri complimenti quindi al team di experyentya e soprattutto un invito alla riflessione sulla replicabilità di questi progetti e sul self marketing. Con un progetto low cost è possibile dare visibilità alla propria professionalità e reinventare la figura del ricercatore universitario qualificandolo come hub competente e consulente legittimato, che ne dite? 

Immagine: aposdle.tugraz.at

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