Se è vero che un blog è un diario, chi più degli studenti ne utilizza uno? Blogstudenti nasce per dare agli studenti di ogni età una piattaforma comune, condivisa e condivisibile di discussione e confronto su tutti i temi che riguardano l'istruzione e la formazione. Continua..

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Non si può morire a scuola!

di matteo · pubblicato il 25 Nov 2008
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L’allarme sicurezza nelle scuole è cosa vecchia, solo dopo la morte di Vito Scafidi, studente 18enne, rimasto schiacciato sabato mattina dal crollo di un controsoffitto del liceo scientifico, Charles Darwin, di Rivoli si è deciso di fare qualcosa.

Nell’incidente altri 17 studenti tutti tra i 17 e i 18 anni sono rimasti feriti. Quello più grave Andrea rischia la paralisi degli arti inferiori. Attualmente è in coma farmacologico. La prognosi è ancora riservata. Federica è ricoverata in chirurgia vertebrale con prognosi 60 giorni; mentre Cinzia è in ortopedia con una prognosi di 30 giorni. Un altro studente ricoverato in chirurgia alle Molinette per una doppia frattura lombare ha avuto una prognosi di 90 giorni.

Sulla vicenda la procura di Torino ha aperto un fascicolo per disastro colposo e omicidio colposo a carico di ignoti. È attesa la consulenza tecnica da parte dei vigili del fuoco e sono in corso accertamenti e acquisizioni di documenti. La scuola resterà chiusa per alcuni giorni.

Ma com’è potuto succedere?

Parliamo di responsabilità dei governi e non di un governo di Destra o di Sinistra. La nostra burocrazia sta distruggendo la vita di tutti e sta bloccando tutte le opere di ammodernamento. Ma dobbiamo soffermarci sulle autorità locali, quelle della città di Rivoli, che sono rimaste ferme per anni e non hanno fatto nulla per quella scuola che cadeva a pezzi.

In Italia ci sono sempre stragi annunciate, perchè disastro dopo disastro non riusciamo a migliorare e capire che c’è molto da fare in fretta?

Tutti noi della redazione e tutti gli studenti si uniscono al dolore della famiglia che ha perso un figlio.

Voi in che struttura scolastica andate ogni mattina? Segnalateci le scuole che hanno gravi problemi strutturali.

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Salvate la scuola pubblica

di matteo · pubblicato il 12 Nov 2008
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Si apre il concorso, salvate la scuola pubblica. Il concorso fa seguito al lancio del blog Salvate la Scuola Pubblica ( www.salvatelascuolapubblica.splinder.com ) che segue tutti i movimenti spontanei e le iniziative a difesa della scuola pubblica.

Il motto è:”Stanno tentando di smantellare la scuola pubblica. Lottiamo con tutte le nostre forze per difendere uno dei baluardi della democrazia e la libertà delle menti delle future generazioni“.

Partecipate anche voi: 1) Partecipate al nostro Concorso Salvate la Scuola! 2) Inviate link a vostri filmati e articoli. 3) Segnalateci video in rete e tutto quanto può essere interessante far emergere. 4) Commentate ed esprimete le vostre opinioni su questo blog Inviate tutto a: ariapertalab@gmail.com

Voi pensate che la scuola pubblica sia in pericolo?

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Continua l’infinito capitolo: riforma della scuola e proteste. Oggi il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha rilasciato delle dichiarazioni che rispecchiano il pensiero del Governo. In sintesi il pensiero è stato il seguente:” il governo intende diminuire privilegi e spese inutili nelle università, ridurre il numero dei corsi e premiare le università che gestiscono in modo intelligente le risorse”.

L’università che è in subbuglio, subirà un drastico ridimensionamento ai privilegi di chi lavora dentro la struttura scolastica e le spese verranno ridotte come i corsi, soprattutto quelli inutili.

Un’opportunità di vedere spesi meglio i soldi pubblici o una manovra per mettere in difficoltà gli operatori della scuola?

Ma questi soldi che migliorie hanno portato alle Università, se tutto va a gravare sulle tasse pagate dagli studenti, che aumentano sempre di più?

Voi tutti studenti, andate a vedere le vostre ricevute di pagamento, riguardanti le tasse universitarie e confrontatevi, mettendo in luce le voci che compongono la somma che non sono giustificate o che hanno importi eccessivi!

Studenti ed insegnanti dite la vostra.

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La Gelmini salverà la scuola

di matteo · pubblicato il 03 Nov 2008
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Cari studenti e cari professori, la riforma Gelmini sarà difficile da digerire, ma sembra avere i giusti principi per modificare gli scarsi equilibri e i grossi problemi che da decenni attanagliano la scuola.

Le proteste di questi giorni hanno mobilitato una parte politica e i baroni, che fanno guadagnare tutta la propria famiglia all’interno della scuola o veramente questi tagli creeranno problemi?

L’insegnante italiano medio, che non si aggiorna e che è seduto sul suo sapere delle scuole, che ha frequentato, si sente male quando sa di dover aggiornarsi, in modo serio e non come ha fatto fino ad oggi.

Perché molti insegnanti non vogliono muoversi e andare ad insegnare in più scuole e imparare ad usare il computer? Oggi molti non lo sanno fare e questi pretendono ancora di insegnare.

Anni fa entrarono come insegnanti nelle scuole cani e porci, anche chi non aveva la laurea. Oggi ci sono ancora quegli insegnanti arroganti che vivono del loro potere di essere dietro ad una cattedra, ma non hanno il bagaglio giusto e sufficiente per insegnare. Perché questi non devono essere licenziati come avviene in tutte le aziende private?

Veniamo all’Università. I tagli agli sprechi sono certamente giusti, i soldi che venivano elargiti in precedenza, dove andavano? Perchè l’università non fa buona ricerca? Semplicemente perchè i ricercatori hanno modi sbagliati di lavorare e i soldi a chi fa cattiva ricerca vanno tolti!

Voi che siete insegnati, ricercatori e studenti smentite queste considerazioni.

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Continuano le proteste di studenti ed insegnanti. L’approvazione del Decreto Gelmini, ha scatenato l’ira degli addetti ai lavori e soprattutto di chi usufruisce dei servizi sempre più scadenti che la scuola offre.
(Continua a leggere… )

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TI BOCCIO ASINO!

di matteo · pubblicato il 02 Ott 2008
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Quante volte i nostri prof. in un modo o nell’altro ci hanno minacciato con una promessa di bocciatura se non studiavamo? Innumerevoli volte credo, a parte gli studenti modello che hanno sempre puntato all’eccellenza.

Da oggi, carissimi prof., il vostro abuso di potere sta finendo. Se un professore di qualsiasi grado minaccia di bocciare uno studente commette un reato punibile dalla legge. Lo ha stabilito recentemente la Corte di Cassazione con la sentenza numero 36700 del 24 settembre 2008, respingendo il ricorso di un professore accusato di minaccia aggravata. Questo docente, ha ingiustamente prospettato la bocciatura ad un’allieva del suo liceo, con la pesante conseguenza che dovrà ripetere l’anno.

Per lo studente è la peggiore notizia, che lo rende psicologicamente fragile ed insicuro, infatti con un comportamento di questo genere si possono “ingenerare forti timori, incidendo sulla libertà morale dei ragazzi“. Ma per un’insegnante non sarebbe più semplice aiutare lo studente, diventando un amico rispettabile e trovando il consenso della classe? Che ne dite?

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La moto vista dagli studenti

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 27 Giu 2008
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Giorgio Soffiato

Sfiora i 100km all’ora ed ha un’autonomia di 60km, si tratta della moto realizzata dagli studenti della scuola superiore Saint Thomas Accademy nel Minnesota, ed ha una particolarità: è un veicolo elettrico. L’utilizzo di materiali innovativi ed il budget di soli 10mila euro è valso ai 19 ragazzi il premio per la migliore idea nell’ambito dei concorsi che già in passato hanno visto distinguersi questi osservatorio sulla mobilità alternativa.

Oltre all’apprezzamento sul progetto questo caso ci ricorda ancora una volta come l’abitudine alla pratica della formazione made in USA non abbia eguali, la le cose non solo si studiano.. si fanno! Mi viene in mente in proposito il progetto dell’auto dei ragazzi di ingegneria di Padova che può forse competere con questo caso, qui però siamo in una scuola superiore (o equivalente) e di certo i finanziamenti sono arrivati con mooolta meno difficoltà :-(

Fonte immagine: euromoto.eu

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Buongiorno Ministro Gelmini!

di Alex Menietti · pubblicato il 14 Mag 2008
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Alex Menietti

Si chiama Maria Stella Gelmini, ha 35 anni, viene dalla provincia di Brescia ed è il nuovo Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica. La sua carriera politica inizia da ragazza, appena ventenne. Comincia i suoi incarichi istituzionali nel ‘98, nel consiglio comunale di Desenzano. In pochi anni diventa dapprima Assessore al Territorio della provincia di Brescia e, successivamente, Assessore all’Agricoltura, consigliere regionale ed infine parlamentare (2006).
Sicuramente una scelta coraggiosa quella di scegliere un Ministro giovane che possa conoscere meglio le problematiche scolastiche. I fatti, effettivamente, sembrano dimostrarlo. Lo scorso 5 febbraio era infatti stata proprio la deputata Gelmini a presentare una proposta di legge, denominata “Promozione e attuazione del merito nella società, nell’economia e nella pubblica amministrazione e istituzione della
Direzione di valutazione e monitoraggio del merito presso l’Autorità garante della concorrenza e del mercato”
, che prevedeva - tra le altre cose - anche il rilancio dell’istruzione scolastica. Per far ciò ha previsto tre punti principali.
1. Valorizzazione del merito e piena applicazione del principio di autonomia scolastica
Vorrebbe dire dare maggiori poteri ai dirigenti scolastici, che avranno così ancora maggior autonomia nei compiti di gestione amministrativa e di reclutamento del corpo docente. Inoltre le risorse pubbliche verranno ripartite, sempre secondo la sua proposta, in base ai risultati formativi rilevati da un organismo terzo. In questo modo si diminuiscono i vincoli dei dirigenti scolastici dalle province, che creano spesso problemi per tempi e risultati, e si creerebbe una competizione tra le scuole, che gioverebbe a tutti.
2. Valorizzazione del merito degli studenti
Punto numero uno. Cancellazione del sistema dei debiti formativi. E’ necessario aumentare la selettività dei meccanisimi di avanzamento scolastico e consentire agli studenti di recuperare eventuali insufficienze con corsi pagati dalla scuola durante l’anno scolastico. Per i più bravi invece bisogna concedere la borsa di studio legata al merito.
3. Valorizzazione del merito dei docenti
Finalmente la proposta che sostengo da tantissimo tempo. Dev’essere eliminato ogni automatismo nelle progressioniretributive e di carriera degli insegnanti. In parole povere: via le graduatorie che favoriscono i docenti cadregari, via libera all’autonomia scolastica. Competizione tra le scuole è anche questo: la scelta dei docenti migliori per preparare gli studenti migliori.
E allora prego, Ministro Gelmini. Si metta pure al lavoro.
Noi rimarremo a guardare ammirati quello che farà, se continuerà sulle sue proposte passate!

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Ha dell’assurdo la decisione della Germania. Visti gli elevati costi delle ripetizioni e delle classi di ripetenti, i Ministeri dei sedici Stati della federazione tedesca hanno mandato un’e-mail a tutte le scuole, chiedendo - con giri di parole non indifferenti - di “ottimizzare i risultati” e di “verificare in quali scuole si boccia di più”. Spiegato in parole più chiare: non bocciare, o se proprio necessario bocciare il meno possibile.
Scordate di studiare in una scuola in cui passa chi studia e merita. Scordate di studiare in classi sempre più preparate che possono approfondire gli studi. L’Europa (perché non è solo la Germania) sta pensando talmente tanto al commercio ed all’economia del giorno d’oggi che dimentica l’importanza dell’istruzione. Quell’istruzione che non permetterà ai tedeschi di formarsi come inglesi o francesi, che li porta quasi al nostro piano. E’ come quando da bambini ci si chiedeva se è meglio un uovo oggi o una gallina domani. Meglio ottimizzare i costi oggi nei settori industriali, che non nei dirigenti e nei lavoratori di domani. O forse no?
Il sistema scolastico tedesco è notoriamente selettivo. Dopo il quarto anno scolastico si decide già che scuola dovrà fare lo studente, se quella d’élite o quelle meno qualificate. E ancora. Al ginnasio ogni anno le bocciature sono sessantamila. Troppe, secondo l’Ocse. E così questa circolare.
La notizia diventa ancora più assurda se si approfondisce la situazione in alcune zone della Germania. A Berlino, per esempio, dove al governo c’è la sinistra, gli insegnanti possono decidere di non valutare gli studenti fino all’ottavo anno scolastico. Valutare significa valorizzare qualcuno e quindi, a quanto pare, può creare discriminazioni. Situazione simile anche ad Amburgo, in cui il governo democristiano ha deciso che nelle scuole pubbliche fino al decimo anno scolastico non si boccia.
Tante decisioni che fanno convergere su un’unica soluzione: la scuola privata. Se fino ad ora in Germania (ed in Europa) l’istruzione si basava sulla scuola pubblica - come a mio avviso è giusto che sia - pagando le tasse dovute al Ministero e basta, le decisioni dei vari Stati costringeranno presto i migliori studenti a frequentare scuole private. Lì si potrà bocciare, lì si possono approfondire i programmi. Fino ad oggi le scuole private sono spesso state prese come delle “sottoscelte”, perché c’è la possibilità di passare all’anno successivo senza troppi problemi. Anche con l’occasione di recuperare gli anni persi perché bocciati. Ma presto l’Europa cambierà, cambierà in tal senso. Perché se gli Stati giocano al ribasso per l’istruzione pubblica, è normale che gli studenti si stufino. Prima o poi.

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Molti non ne sono consci, ma chi frequenta le scuole superiori o ha figli che si accingono a terminare il proprio percorso di studi ne è in realtà consapevoli: siamo vicini al periodo delle pre-iscrizioni all’università, una scelta importante per molti. Sicuramente non si tratta di un vincolo matrimoniale ma è di certo una promessa che molti fanno più a sé stessi che all’ateneo cui si preiscrivono, è però tutt’altro che semplice riuscire a scegliere in maniera sensata l’università che fa al caso nostro.

Spesso le scuole superiori si prodigano per portare gli studenti in visita alle varie università, università che a loro volta sgomitano per accaparrarsi quelli che sono nè più nè meno che clienti per strutture sempre sottofinanziate. Forti dell’unico momento in cui si ha il coltello dalla parte del manico, è bene riflettere sulla struttura da scegliere, cercando di equilibrare i moltissimi fattori che concorrono al successo nel percorso che porta al conseguimento della laurea. La riflessione va divisa in due grandi ambiti, quello concettuale-tematico e quello pratico-operativo: sostanzialmente la scelta va fatta sul tema che si intende studiare per 5 anni e solo successivamente vanno affrontati i problemi legati alla distanza con la facoltà e alle condizioni operative necessarie. La prima domanda da farsi è: cosa voglio fare da grande? Moltissimi, compreso chi scrive, di questi tempi dicevano “farò ingegneria o giurisprudenza o economia”, che col senno di poi significa lavorare in cantiere, in ufficio o in tribunale (estremizzando)… e non è proprio la stessa cosa.. Se una persona si vede in un futuro a contatto con altri esseri umani potrà indirizzarsi verso lauree che sviluppino le relazioni o la comunicazione, se invece si preferisce lasciare ai numeri il proprio destino di certo un indirizzo con pochi dubbi è quello che porta alle università scientifiche. Sono quindi le passioni il primo fattore da analizzare. Se seguire le passioni è un consiglio valido, è bene anche stare attenti a lauree un pò troppo fantasiose che stanno nascendo, sempre estremizzando “erboristeria orientale” è un pò meno forte come laurea rispetto alle classiche economie aziendali quindi se c’è incertezza meglio puntare su lauree forti per poi specializzarsi (forse più che erboristeria è meglio inizialmente scegliere scienze naturali, per poi vedere come va, a meno che la citata passione non sia un sogno da tempi remoti.. allora è giusto seguire l’istinto). Dopo le passioni non possono non essere citate le attitudini, ci sono persone molto brave in alcune materie piuttosto che in altre e la cosa è fisiologica, anche la nostra memoria ci caratterizza e ci porta a essere dei geni della matematica oppure negati coi numeri. Attitudini e scuole di provenienza (ho fatto ragioneria, non potrò mai fare l’ingegnere!) devono essere dei cartelli stradali di attenzione ma non di divieto, magari il percorso sarà più complesso ma con l’impegno si arriva, anche a laurearsi in matematica partendo dal liceo classico. Lasciando alla prossima puntata il diverbio tra università pubblica e privata chiudiamo con la logistica: se l’università è lontana da casa non è per forza inavvicinabile, è bene valutare le possibilità ma non farsi spaventare da un’ora di treno, in treno si fanno tante cose… poi è sempre possibile trovare “un buco” in città dividendo le spese con qualche amico per vivere a pieno la vita universitaria.

Concludendo, per scegliere la cosa migliore è pensarsi tra 5 anni: cosa voglio diventare? L’università è un mezzo, non un fine

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