L’approvazione del pacchetto di riforma del sistema universitario predisposto dal Ministro Gelmini segna un passaggio positivo. Le misure pongono le basi per la modernizzazione del sistema di finanza pubblica universitaria, modificandone le regole.
Il finanziamento agli atenei viene svincolato dall’inerzia della spesa storica e del numero di studenti/docenti. S’introducono due principi importanti: la regola meritocratica secondo cui una quota, relativamente elevata e crescente nel tempo, dei trasferimenti statali sarà assegnata sulla base della qualità dei processi formativi e della produzione scientifica e una regola di rigore finanziario, che impedirà di procedere a nuove assunzioni agli atenei che superino il tetto massimo del 90% del finanziamento per le assunzioni del personale di ruolo.
S’interviene sui due snodi del finanziamento e dei costi del personale, iniziando a rendere stringenti vincoli di bilancio rimasti “soffici” per troppo tempo. Attorno al binomio responsabilità e merito s’introducono incentivi che potranno indurre le università a ricomporre la propria offerta formativa, a differenziarsi tra loro e a definire in termini rinnovati la suddivisione delle competenze tra consigli d’amministrazione e senati accademici, con la responsabilizzazione, non solo finanziaria ma anche strategica e programmatica, degli organi di governo.
Una buona legge, dunque, che merita di essere sostenuta e su cui potranno innestarsi nuovi interventi. E tuttavia l’esperienza della sanità ci dice che solo il rinnovamento degli strumenti amministrativo contabili e una forte determinazione politica protratta nel tempo potranno tradurne in pratica i principi ispiratori, ponendo davvero fine alla lunga stagione di deresponsabilizzazione di deficit spending e d’interventi ex post a ripiano da parte dello Stato.
Si tratta ora di affidare la realizzazione di principi e di obiettivi a strumenti operativi idonei. Da un lato, utilizzando per la valutazione variabili di outcome adeguate e non proxy distorsive come in passato (la performance di ricerca è stata misurata attraverso il numero dei docenti). Da un altro lato, completando il passaggio da una contabilità sostanzialmente di cassa a una contabilità di competenza, premessa necessaria per predisporre programmi pluriennali a cui ancorare il finanziamento e le valutazioni di performance e di solidità finanziaria ed economica degli atenei. Infine, è tempo di identificare l’organismo deputato a certificare i bilanci degli atenei, rendendoli comparabili e rilevando l’entità e l’evoluzione nel tempo di posizioni debitorie oggi troppo spesso non immediatamente visibili.
La legge potenzia gli interventi per la concessione di borse di studio agli studenti meritevoli e per la realizzazione di alloggi e residenze universitari per i fuori sede. È questa una linea su cui tornare in futuro, per regolare finalmente anche il lato della domanda, sostenendo la mobilità degli studenti e la competizione tra le sedi per attrarli, con ciò superando un universalismo di facciata che in realtà scarica integralmente sulle famiglie i costi dell’istruzione universitaria fuori sede.
S’introducono elementi di trasparenza e di meritocrazia nella gestione del personale docente, legando gli scatti stipendiali alla produzione scientifica e istituendo l’anagrafe nazionale dei professori e dei ricercatori, che conterrà per ciascuno l’elenco delle pubblicazioni scientifiche prodotte. Sarà importante che questa previsione non diventi un adempimento burocratico e consenta agevoli confronti attorno a indicatori di benchmark, offrendo agli studenti e alle famiglie uno strumento efficace di controllo del valore di docenti e programmi formativi.
La norma introduce poi una misura temporanea che modifica le regole di composizione delle commissioni e introduce un sistema misto di elezioni e sorteggio per la designazione dei commissari. Al termine della scorsa legislatura, il decreto mille proroghe aveva reintrodotto la regola della doppia idoneità, che facilita il raggiungimento di accordi collusivi.
È con questa regola che, in pochi mesi, sono stati banditi concorsi per 7.000 tra professori e ricercatori. Non era possibile fermare concorsi già avviati e la legge introduce una misura tampone. L’auspicio per il futuro è che l’utopia del concorso perfetto lasci il passo a soluzioni capaci di contemperare i necessari controlli di qualità con la responsabilità degli atenei nella selezione del corpo docente: abbattendo le barriere burocratiche che rendono opache le selezioni, riducendo drasticamente il numero dei raggruppamenti e delle corporazioni disciplinari (370, un numero senza uguali al mondo).
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Fonte: Il Tempo
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