Appena usciti dall’Università, corriamo tutti dietro alla grande azienda.
Nei libri di matrice anglosassone è infatti la corporation il modello di riferimento:
funzioni aziendali, job description chiare, un giocattolo perfetto dove tutto gira senza intoppi.
Allora, se uno si laurea in marketing andrà sicuramente a fare il responsabile di quella funzione; se in finanza
aziendale Londra e Milano sono lì ad aspettarlo.
Le grandi aziende non vedono l’ora di avere code di pecorelle smarrite da accogliere, magari con uno stage retribuito
un po’ sopra la media e un gran bel vestito in termini di motivazione, leadership e crescita personale.
Nel frattempo, molte piccole e medie imprese stanno affrontando il problema del passaggio generazionale: per
competere sui mercati internazionali hanno bisogno di menti nuove, che sappiano guardare lontano ma agire concretamente
sul locale, sul piccolo, sul miglioramento continuo.
Probabilmente non fa così cool lavorare per l’azienda di provincia, ma sono i numeri a fare la differenza.
C’è un potenziale di sviluppo molto più alto nelle pmi - soprattutto in Italia - che nella grande burocrazia fordista.
Che ne pensate? Quali sono le scelte professionali prevalenti per un neolaureato, posto che ognuno giustamente ha
le sue priorità e visioni? Chiudiamo il libro e guardiamo fuori dall’Università?




