Se è vero che un blog è un diario, chi più degli studenti ne utilizza uno? Blogstudenti nasce per dare agli studenti di ogni età una piattaforma comune, condivisa e condivisibile di discussione e confronto su tutti i temi che riguardano l'istruzione e la formazione. Continua..

LAVORARE (prima di tutto su di se’)

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 30 Giu 2008
Archiviato in Post Laurea9 commenti

Giorgio Soffiato

In ogni momento di transizione ci sono sempre degli assestamenti, dei cambiamenti da fare per evolvere verso il nuovo
stato.

Un economista parlerebbe di costi di adattamento, un biologo di “salto evolutivo”… più semplicemente si tratta di

momenti stressanti - dove sai quello che lasci (la calma rassicurante dell’aula universitaria e del lavoretto di gruppo) ma non quello che puoi trovare (le dinamiche aziendali, sul piano umano prima che tecnico-professionale).
In questo contesto, più che i 30 e lode all’esame contano molto le esperienze extra-accademiche: quelle dove, senza un manuale o un modello da seguire, hai provato a risolvere un vettore di problemi.
Sicuramente creandone altri, sbagliando nel tentativo di applicare il modello teorico alla situazione pratica e
contingente.

Per questi motivi mi vien da sorridere quando sento o leggo di “azienda” in modo indiscriminato. Di “mondo del lavoro”, o altre generalizzazioni che, in quanto tali, semplificano eccessivamente il reale.
Credo maggiormente, semplificando in modo brutale, nello sforzo di adattamento alle nuove condizioni ambientali e sociali.
Potrà sembrare banale, ma troppo spesso usciamo dall’università con aspettative preconfezionate - se non “pompate” dai professori stessi, o dal master post-laurea specialistica - che si scontrano con la durezza del reale.
Se pensiamo invece alle storie imprenditoriali - e quindi umane - di maggior successo, partono sempre da persone semplici.
Persone che, con la massima umiltà, hanno saputo imparare dalle difficoltà ambientali e - con una voglia di emancipazione
che molti di noi hanno perso, perchè non più necessaria visto il benessere economico raggiunto dalla famiglia media - pensare
a cosa potevano fare per migliorare le proprie condizioni. Soggetti attivi, silenziosi e con un progetto emergente da
portare a termine.

Senza parlare di missione o visione - fa quasi mistico - direi con un forte senso di responsabilità.

C’è ancora voglia di cambiare le cose? Oltre alla busta paga, si lavora anche per qualcos’altro che non sia l’immediata
gratificazione economica
? Parlo di passione, di irrequietezza, di insoddisfazione come motore del cambiamento.
Ma anche, e soprattutto, di umiltà e understatement. Forse qui c’è del lavoro da fare.

Samuel Mazzolin per Blogstudenti

Tags: , , , ,

9 commenti a “LAVORARE (prima di tutto su di se’)”

1daniele vinci ha detto:

Ottimo articolo….

Inserito il 30 Giugno 2008 alle 17:57

2Samuel Mazzolin ha detto:

Grazie Daniele. Ma tu come la vedi? Lavoratore o studente?

Inserito il 1 Luglio 2008 alle 13:11

3mauro ha detto:

Più che un articolo, un manifesto!

Come la vedo io… d’accordo su umiltà e understatement, a manetta!

Credo che assolutamente si lavora anche per qualcos’altro oltre alla busta paga, chi più chi meno ma è così. Invece per quanto riguarda i progetti imprenditoriali, le idee, la voglia di far nascere una nuova azienda-attività, ci si scontra con un ambiente che non ti regala più nulla, a dispetto di qualche decennio fa. E su questo si può e si deve lavorare!

Ciao ciao

Inserito il 2 Luglio 2008 alle 12:00

4Samuel Mazzolin ha detto:

Grazie Mauro per il tuo punto di vista!

L’accento del post è su cosa possiamo fare noi per migliorare la situazione, invece che aspettare che sia “il sistema” (universitario/ imprenditoriale/ scegli tu l’ambito) ad attivarsi per noi.

Credo, forse un po’ controcorrente, che proprio nei momenti di difficoltà si impari di più. Anticipando esigenze che, in tempo di pace, saranno date come prerequisiti. Se tutto il giocattolo gira bene, non ci sono contraddizioni emergenti dove poter applicare un po’ di intelligenza - ma si eseguono istruzioni rispettando procedure. Se invece ci sono dei casini da risolvere, allora - forse - escono un po’ le palle.

E i confini tra il sapere, il saper fare e il saper essere diventano sempre più sfumati, perchè quello che conta è la Persona.

Inserito il 2 Luglio 2008 alle 12:56

5daniele vinci ha detto:

Io credo molto nel “cominciare a fare” l’esperienza sul campo vale molto di più di qualsiasi laurea o master…

Il fatto è che noi abbimao anche molta ignoranza in materia di leggi e agevolazioni che l’Unione europea elargisce per noi e per il nostro sviluppo, e che costantemente vengono impiegate e sfruttate da mani “sbagliate”.

Sarebbe interessante creare un network di teste pensanti che cominci a condividere idee e conoscenze per cooperare assieme e far nascere qualcosa.

Un’altro problema in Italia è la cattiva fede verso l’altro.
Si ha sempre la paura che condividere significhi perdere privilegi rispetto ai concorrenti.

Voi pensate che se ci mettessimo insieme più persone, naturalmente non 50.000 per motivi logistici, non si riuscirebbe a metter su un bel progetto!?

Il problema è sempre lo stesso:

Ma chi melo fa fare di perdere tempo
Ma chi me lo fa fare di condivider eidee con altri, così poi me li fregano loro
Ma chi me lo fa fare tanto non concluderemo mai niente….

Queste sono alcune delle ipotesi che nascerebbero subito

Vorrei però ricordare a tutti che i più grossi imperi economici come Microsoft e similia sono nati all’interno di un buco di stanza collaborando tra ragazzi!!!

Google idem!

Inserito il 2 Luglio 2008 alle 16:53

6Nyk ha detto:

COndivido molto del pensiero di Samuel. E forse non è un caso che, un pò deluso dalla teoricità del percorso di studi, mi sia “tuffato” nel mondo lavorando, perimentando e sbagliando sulla mia pelle. Ora però sto tornando a concentrarmi sullo studio. E non per far piacere ai miei, per nnon essere stato gratificato nel mio lavoro o perchè è più “facile” studiare che lavorare. Perchè per lavorare una laurea serve. E quindi, nonostante per me sia più faticoso studiare certe materie che lavorare, sto cercando di “darci dentro”, arrivare al tanto agoganto “pezzo di carta” per poi tornare a sporcarmi le mani… ;)

Inserito il 4 Luglio 2008 alle 17:38

7Caos ha detto:

Da quello che ne so le aspettative mi sembrano semplificate e forse adattive in passato ma non più oggi. Non penso i professori “pompino” le aspettative… nelle scienze non esatte si dovrebbero avere poche certezze e continuamente verificare la verosimiglianza dei propri pattern specie se si sa poco dell’argomento e si va per analogia o peggio per sentito dire.

Inserito il 6 Luglio 2008 alle 18:25

8Samuel ha detto:

Mi piace l’idea dell’annusarsi come premessa per portare avanti qualcosa insieme, e sottoscrivo il punto del partire dal basso, dallo scantinato.

Tuttavia, prima di dire “facciamo un progetto perchè ci sono i fondi” io direi “qual è il mio progetto? riuscirei a spiegarlo in poche parole (il famoso elevator pitch) ma strutturarlo in modo coerente e completo?”

Una persona non proprio addormentata una volta mi ha detto “in giro ci sono troppi soldi e troppo poche buone idee”.

Che ne pensate?

Inserito il 6 Luglio 2008 alle 19:59

9Compagnadiviaggio ha detto:

Salve a tutti,

volevo solo segnalare per chi è di Roma che mercoledì 10 dicembre alla Libreria Bibli (ore 21) verrà presentato il libro “Caro Presidente…mi raccomando” di Lidia Mancini. Il testo è di quella ragazza che l’anno scorso scrisse una lettera al Presidente della Repubblica chiedendo, provocatoriamente, una raccomandazione. E’ una buona occasione per parlare di lavoro, precariato e raccomandazioni…che non se ne parla mai abbastanza!

un saluto.

Inserito il 1 Dicembre 2008 alle 12:36

Copyright © 2008 - Blogstudenti
MarketingArena Consulting P. IVA 01352890295