Se è vero che un blog è un diario, chi più degli studenti ne utilizza uno? Blogstudenti nasce per dare agli studenti di ogni età una piattaforma comune, condivisa e condivisibile di discussione e confronto su tutti i temi che riguardano l'istruzione e la formazione. Continua..

Premiare le eccellenze

di Daniele Vinci · pubblicato il 15 Mag 2008
Archiviato in Varie12 commenti

Daniele Vinci

Come molti di voi, forse, già sapranno tutto ciò che mira a diversificare sulla base di analisi fittizie non mi trova concorde.

E’ da un pò di tempo che sento parlare di eccelenze nella scuola, di diplomati cum laude, di ragazzi superiori ad altri…ecc..ecc…

Il caso particolare cui vorre porre attenzione è il premio alle eccellenze.

Quanto contano le “simpatie scolastiche” in tutto questo?

Il mio disaccordo non è strutturale, ovvero, non critico il fatto che possano esserci dei ragazzi più impegnati di altri nella scuola. Sarebbe assurdo negare che esistano ragazzi che impegnano gran parte del loro tempo negli studi ed è giusto che a questi venga riconosciuto il merito.

Ma poniamo il caso in cui un ragazzo con altissime potenzialità venga sottovalutato, o non gli si permetta di espremere il proprio valore… voi pensate che investire solo sulla base di competenze scolastiche sia redditizio?

Cos’è che fa decidere che un ragazzo sia un eccellenza? Sulla base dei voti scolastici?
Voi ritenete che il voto scolastico rispecchi la competenza e l’impegno di un ragazzo?

Allora mettimao il caso che un ragazzo sia molto impegnato nello studio ma che durante le interrogazioni si intimorisca o si eccessivamente emotivo e non riesca a rendere nell’esposizione…mettimao che un ragazzo abbia un contesto familiare che non gli permetta di esprimere il suo potenziale…mettimao che un ragazzo sia eccellente perchè ha un contesto familiare che lo supporta ad essere eccellente….mettimao il caso che….ecc..ecc…

Tutto questo per dirvi quanto sia banale la motivazione per cui si da l’eccellenza ad un ragazzo…

Come ho ripetuto più volte nelle scuole bisogna insegnare prima di tutto a socializzare ed a collaborare….Non è produttivamente utile che ci siano differenze di valutazioni, non è utile che ci sia il “secchione” della classe contro 15 altri suoi compagni…

D’accordo , d’accordo capisco quelo che volete dirmi….Ma è giusto che un ragazzo che merita sia premiato. E’ senza dubbio così, ne sono convinto anche io, anche perchè stimola lo spirito di raggiungimento di obiettivi. Ma stiamo attenti a non considerare la scuola come un’azienda!
Gli obiettivi ci devono essere come in una azienda ma cercare di premere troppo sulla competizione può avere ritorsioni nei confronti dei più deboli, e questo in una scuola non è produttivamente economico.

Far si che ci siano dei ragazzi che, per milioni di motivi come accennavo prima, non riescano a tenere il passo dei pochi che sono più spediti non è utile ne ai ragazzi che rimangono indietro ne a chi va avanti!

Per chi rimane indietro non è utile perchè si convince di non essere adatto allo studio, errore madornale, per chi è avanti non è utile perchè iniziano ad esserci le prime distinzioni che inevitabilmente si ripercuoteranno in un loro futuro prossimo.

Concludo quindi con un dilemma?

E’ giusto premiare un ragazzo(o pochi ragazzi) nei confronti della collettività?

O è meglio cercare di stimolare la classe intera a raggiungere l’obiettivo di un premio finale, che potrebbe essere appunto un premio in denaro un offerta di lavoro, un master, un corso di formazione gratuito una vacanza di classe…

Stimolare la classe intera non significa assolutamente, come sicuramente staranno pensando alcuni di voi maliziosamente, che uno lavora e gli altri godono dei benefici….ASSOLUTAMENTE NO, non è così, PER RAGGIUNGERE UN OBIETTIVO COMUNE BISOGNA NECESSARIMANTE LAVORARE TUTTI INSIEME CON SUDDIVISIONE DI RUOLI, COMPETENZE. E’ solo così che si fa emergere la predisposizione di un ragazzo a sentirsi utile!

Imparare a conoscere la divisone dei ruoli e delle competenza stimola la riflessività e soprattutto la collaborazione, elemento molto utile per il loro futuro di lavoratori!

Tags:

12 commenti a “Premiare le eccellenze”

1Caos ha detto:

Conta che si premia l’eccellenza scolastica anche per attrarre i talenti al mondo della ricerca… i voti scolastici sono un buon indicatore se hai intenzione di dedicarti a ricerca o insegnamento

penso che esistano molti elementi della scuola che influenzano i ragazzi più di quelli espliciti come il contenuto dei corsi. Detto questo non mi trovo d’accordo sul fatto che il voto sia un’analisi fittizia semmai un giudizio talmente specifico da non poter trarre conclusioni generali sulle caratteristiche della persona.

Inserito il 18 Maggio 2008 alle 14:42

2Daniele Vinci ha detto:

I voti Sarebbero un ottimo indicatore se non fossero dettati da comportamenti individuali…Sono fittizi perchè non danno in alcun modo indicazione di quello che un ragazzo sa o non sa…

Sapere ripetere una pagina di libro non significa sapere la pagina del libro…e purtroppo le interrogazioni e quindi anche i voti si basano su questi principi…

Per non parlare del fatto che se io sono un elemento indisponente l’insegnante mipunisce per il mio carattere a prescindere se io sono un genio o meno…

Non credo che premiare le ccellenze sia un modo per avvicinare i ragazzi alla ricerca…per avvicinare i ragazzi alla ricerca bisogna dare modo di capire cosa è la ricerca….quale è il valore dello studio… Nella didattica attuale tutto ciò non avvine , ma non sono io a dirlo ma studi di “ricerca” appunto che dimostrano l’arretratezza della scuola in merito…

Inserito il 18 Maggio 2008 alle 14:48

3Caos ha detto:

Quindi la pensi come me che il voto sia una misura precisa ma al tempo stesso poco utile per valutare la persona.
L’attività di ricerca o di insegnamento sono vicine a quelle dello studente che va a scuola quindi il voto è più predittivo sulle capacità della persona.
Un’altra cosa è parlare quanto la scuola in generale riesca a valorizzare le persone

Inserito il 18 Maggio 2008 alle 14:56

4Daniele Vinci ha detto:

Se è una misura ma è poco utile non ha senso premiare le eccellenze basandosi quindi su una misura “imprecisa” nella fattibilità…

Sarebbe più utile bandire un concorso per le classi e farli partecipare come gruppo per raggiungere un obiettivo comune per un progetto, sabbe più sensato e renderebbe più chiari gli obiettivi da raggiungere.

Invece premiare sulla base dei voti è un pò un “no sense”…

Inserito il 18 Maggio 2008 alle 15:59

5Caos ha detto:

Si ma poi magari hai difficoltà a attribuire un merito al singolo partecipante del gruppo…

Putroppo tutte le misure sono imprecise

Inserito il 18 Maggio 2008 alle 20:23

6Daniele Vinci ha detto:

Non capisco la necessità di premiare UN SINGOLO, la società non è la somma di “singoli” ma una complessità di singoli…

INoltre non si tratta di un premio aziendale in cui si premia il migliore , ma stiamo parlando di un campo di formazione!

Un campo che ha necessità di dialogo, di scambio, di collaborazione, di unione, di saper collaborare per avere un valore maggiore…

Il problema della scuola è anche questo, la miopia di dover per forza VALUTARE, DIFFERENZIARE, DARE MERITO…

Non esiste la meritocrazia in un sistema di valuatzione individuale, LA MERITOCRAZIA è un valore personale che si raggiunge da singoli, nel momento in cui si raggiungono gli obiettivi!

Inserito il 18 Maggio 2008 alle 20:51

7Caos ha detto:

Si capisco che ci sia più bisogno di valutazioni di gruppo ma lo studio mi sembra più un atto individuale, almeno che tu non ti riferisca a un’idea diversa di studio

Inserito il 20 Maggio 2008 alle 10:54

8Daniele Vinci ha detto:

Dove sta scritto che lo studio deve per forza essere individuale?
Lo studio è prima di tutto SCAMBIO di conoscenze…

Inserito il 20 Maggio 2008 alle 11:05

9Caos ha detto:

Se il focus è sullo scambio di conoscenze anche un libro nonostante sia monodirezionale può darti in modo economico e facile accesso a un’enorme mole di sapere che si è sedimentato nel tempo. Leggere un libro è un atto individuale.
Poi possiamo anche discuterne per adattarlo o costruire nuovi significati ma accedere a questo sapere ti permette di evitare i costi del reinventing the whell.

Inserito il 20 Maggio 2008 alle 21:34

10Daniele Vinci ha detto:

Si il libro è la prima “tecnologia” ad aver permesso la “conservazione” e la trasmissione della “conoscenza”…ma se la mettiamo su questi termini stiamo ragionando su livelli diversi…
Io non dico che accrescere la propria conoscenza sia sbagliato o che sia per forza dovuto condividere…io sto semplicemente dicendo che il sistema didattico sta avendo una crisi, per milioni di motivi che sarebbe inutile discuterne qui ed ora…ma di sicuro uno dei punti di criticità sta nel fatto che si usano metodi di accesso alla consocenza “vecchi”(vecchio non significa sbagliato). Se si pensa alla società come un qualcosa di dinamico e multiforme bisogna anche pensare che usare gli stessi strumenti di insegnamento per generazioni completamente diverse possa creare problemi di acquisizione, non pensi?

Se si utilizzassero metodi di condivisione e interazione come avviene nella rete, forse le lezioni sarebbero meno noiose, si attiverebbero più persone,più teste pensanti…si attiverebbe quella che engestrom definirebbe “activity system”…generando una conoscenza dal valore aggiunto, generativa, cioè che si evolve!

Inserito il 20 Maggio 2008 alle 21:50

11Caos ha detto:

Più creare nuova conoscenza il focus della scuola è sul trasmettere la vecchia e il modello mi pare coerente con questo obbiettivo. E’ ovvio che questa specializzazione spinta andrebbe integrata con altri momenti come dici tu dove si creino delle comunità di pratica. Chi rimane a metà del guado ha ritorni modesti.
Le persone per adattarsi a contesti complessi, come devono tutti i lavoratori delle conoscenze, devono essere anche capaci di interpretare questa complessità e avere una base solida, aggiornarsi continuamente e cercare un fit tra tutte le qualità che compongono il sistema-persona, dalle comportamentali al saper fare

Inserito il 21 Maggio 2008 alle 18:47

12Daniele Vinci ha detto:

MI dispiace continuare a dissentire…la scuola ha LA PRESUNZIONE di trasmettere la vecchia conoscenza ma la conoscenza NON SI TRASMETTE al massimo si cerca di farla acquisire…

Far acquisire la vecchia conoscenza non significa basare il metodo unilaterale e isolante dei libri.

Attenzione, io non sono un riformista che crede che i libri non debbano esistere o che non servano, dico che i libri possono essere acquisiti in molti modi.

Tra cui ad esempio quello di far leggere il libro a 10 studenti divindendo le parti da studiare a gruppi e poi fare un ragionamento tutti insieme su ciò che si è appreso! Ecco, quindi ho utilizzato un “buon mezzo” anche se vecchio, come il libro, ma ho utulizzato un metodo nuovo per acquisirlo!

In questo modo non solo c’è uno scambio di acquisizioni ma c’è possibilità di andare oltre la semplice interrogazione e il semplice studio del libro!

Inserito il 22 Maggio 2008 alle 14:36

Copyright © 2008 - Blogstudenti
MarketingArena Consulting P. IVA 01352890295