Se è vero che un blog è un diario, chi più degli studenti ne utilizza uno? Blogstudenti nasce per dare agli studenti di ogni età una piattaforma comune, condivisa e condivisibile di discussione e confronto su tutti i temi che riguardano l'istruzione e la formazione. Continua..

Archivo » Maggio 2008

Via blogimprenditori.it

Vi riporto un interessante “post” di Luigi Ferro preso da Pmi blog.

Conviene studiare? è la paradossale domanda che si pone Irene Tinagli autrice del libro Talento da svendere.

Conviene studiare?In teoria sì, visto che la Banca d’Italia afferma che il reddito medio di un laureato è di 26.700 euro l’anno contro i 17.700 di un non laureato. Però si tratta di una media. Bisogna vedere se in realtà il sistema riesce a valorizzare questi laureati. E allora si scopre che secondo l’Istat il 21% dei laureati trova lavoro nel periodo immediatamente successivo al conseguimento del titolo (22% per i diplomati) a un anno dalla laurea si arriva al 40%. In più i dati Ocse indicano che l’Italia è l’unico paese ad avere un tasso maggiore di occupati fra i diplomati rispetto ai laureati nella fascia di età fra i 30-40 anni.

Quando poi i laureati entrano in azienda hanno retribuzioni basse, allineate, se non inferiori nel breve periodo, ai diplomati. Secondo l’Ires i neolaureati hanno salari sotto i mille euro e sotto la soglia degli 800 euro vive il 25% di chi ha una licenza elementare, il 14% dei diplomati di scuola media e il 28% dei laureati.

E dopo cosa succede? Secondo il ministero dell’Istruzione a poco più di tre anni dalla laurea quasi un terzo dei laureati che ha trovato occupazione non svolge un lavoro per il quale era richiesto quel titolo di studio. L’Isfol ha poi notato che negli ultimi anni la domanda di qualifiche specifiche da parte delle imprese è diminuita e che il 75% degli annunci di lavoro non richiedeva nessun titolo di studio specifico, il 7% in più di tre anni prima.

Conviene studiare?

Segnalo sul tema anche l’approfondimento degli amici di firstdraft

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Una breve provocazione, siamo sicuri che le rette universitarie sono cosi alte ed indecenti? Se rapportate ad altri paesi (come ovviamente gli USA) le nostre tasse sono esigue e questo mi fa pensare. Sicuramente con un modello di contributi più importante avremmo dei servizi migliori, ma come commisurare la tassazione in base alle disponibilità delle persone garantendo il diritto allo studio?

- meritocrazia: i migliori devono poter accedere ai corsi di studio senza discussione, abbiamo intelligenze vive che vanno preservate, grandi vantaggi siano quindi destinati ai più bravi

- reddito: credo che in ambito universitario uno dei diritti innegabili degli studenti sia quello alla formazione, è quindi giusto che chi ha minori possibilità riesca comunque ad avere una formazione di livello

Ma quali innovazioni portare con più soldi?

- tecnologia: un pò di tecnologia in più per le nostre università non guasterebbe, sarebbero di certo da migliorare il numero di pc per studenti, i luoghi di studio etc..

- didattica: anche se la didattica italiana è molto buona è secondo me necessario portare più docenti (e studenti) stranieri in modo da elevare la qualità e soprattutto deve essere obbligatorio l’inglese..

- ricerca: mi sembra che non ci sia nulla da dire.. :-(

Che ne dite?

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Quando un professore ti sfrutta

di giancarlo · pubblicato il 17 Mag 2008
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giancarlo

Questo tema mi sta molto a cuore per ragioni di esperienza personale.
MI spiego meglio:
mi è capitato spesso di dovere fare degli esami e come verifica finale avere dei compiti pratici che il docente assegna e che sono funzionali alla sua ricerca o ambito di studi.
Dai più velati, come una tesina, a quelli alla luce del sole come una ricerca analitica che dovrebbe fare il docente, e per cui viene finanziato.

Ora credo non sia per nulla corretto affidare agli studenti questi tipi di compiti per varie ragioni:
- il primo riguarda le conoscenze e qualità dei risultati ottenuti
- il secondo il fatto che così lo studio del corso si limita ad una sola tematica per quanto ampia
- il terzo è perchè se un docente viene pagato per fare un lavoro, deve farlo lui stesso.
- il quarto perchè spesso sono lavori noiosi.

Sinceramente trovo molto ripugnante una scelta del genere, soprattutto perchè non da opportunità di scegliere.
Voi che ne pensate?

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5 consigli per non essere sfruttati

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 16 Mag 2008
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Giorgio Soffiato

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Proprio quando si pensa di aver tagliato il traguardo..la laurea..ecco che cominciano i problemi. I primi giorni non si spegne il cellulare in attesa della chiamata di Procter&Gamble, L’Oreal o Diesel, Nike o Apple. Poi si comincia a chiedersi se sia un problema della sim o cosa.. eppure gli amici chiamano.. ma le risorse umane no. La sicurezza diventa dubbio in breve tempo, il sole diventa buio pesto e l’ottimismo vacilla. Ecco allora che si rischia di divenire prede privilegiare degli shark-stage, periodi non retribuiti di sfruttamento fine a se stesso con nessuna possibilità di riconferma, poco conta la dimensione d’impresa..ecco quindi 5 piccoli consigli per strare lontani dagli sfruttatori

- 2 lire per una risorsa si pagano volentieri: diffidate da chi vi assicura denaro ma non vi paga un caffè. Tutti vi diranno che l’azienda è in una fase di scarsa liquidità / rilancio / progetto per cui ora non è possibile navigare nell’oro ma in futuro..eh in futuro… bene attenzione! Un’azienda che sostiene costi per formare una risorsa ed integrarla non vi segregherà 8 ore in sala fotocopie e lavorerà anche per il vostro futuro, pagerà anche volentieri due lire per iniziare a integrarvi.. alla larga quindi da chi vi offre lavori usa e getta e senza prospettive, lavorare sul futuro, per il futuro.

guarda dentro te stesso: questa risposta semi-ironica nasconde in realtà una grande verità.. per non essere scontenti l’unico modo è fare quello che vi piace, fate una lista di quello che volete fare e costruitevi un lavoro su misura, la mia lista diceva “non voglio lavorare 8 ore in un ufficio” + “voglio lavorare sul web” = ho aperto un’azienda :-)

lavora alla rete: l’occasione della vita può venire da quell’amico conosciuto ad un corso facoltativo che è entrato in una multinazionale ed ha bisogno di un valido aiuto..e conoscendovi vi fa saltare la fila! Non si tratta di approfittare ma di conoscere sempre qualcuno che fa al caso nostro, parlate, presentatevi, girate il paese ma rompete le scatole a tutti, i risultati arriveranno!

usate gli strumenti low cost: siti come linkedin o neurona sono vera manna per chi è in cerca di contatti e/o lavoro.. usateli! Chiedere è lecito

avete dei diritti: anche se stagisti avete dei diritti, chiedete quanto vi spetta ma soprattutto cercate di mettervi in buona luce lavorando al massimo, se però vedete che l’azienda non vi merita non esitate a comunicare che questo periodo di prova non vi soddisfa, parlate chiaro e se non c’è soluzione fate in modo di troncare quest’agonia.. non buttate via tempo! La vita è bella, ma breve

quali consigli aggiungereste?

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Premiare le eccellenze

di Daniele Vinci · pubblicato il 15 Mag 2008
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Daniele Vinci

Come molti di voi, forse, già sapranno tutto ciò che mira a diversificare sulla base di analisi fittizie non mi trova concorde.

E’ da un pò di tempo che sento parlare di eccelenze nella scuola, di diplomati cum laude, di ragazzi superiori ad altri…ecc..ecc…

Il caso particolare cui vorre porre attenzione è il premio alle eccellenze.

Quanto contano le “simpatie scolastiche” in tutto questo?

Il mio disaccordo non è strutturale, ovvero, non critico il fatto che possano esserci dei ragazzi più impegnati di altri nella scuola. Sarebbe assurdo negare che esistano ragazzi che impegnano gran parte del loro tempo negli studi ed è giusto che a questi venga riconosciuto il merito.

Ma poniamo il caso in cui un ragazzo con altissime potenzialità venga sottovalutato, o non gli si permetta di espremere il proprio valore… voi pensate che investire solo sulla base di competenze scolastiche sia redditizio?

Cos’è che fa decidere che un ragazzo sia un eccellenza? Sulla base dei voti scolastici?
Voi ritenete che il voto scolastico rispecchi la competenza e l’impegno di un ragazzo?

Allora mettimao il caso che un ragazzo sia molto impegnato nello studio ma che durante le interrogazioni si intimorisca o si eccessivamente emotivo e non riesca a rendere nell’esposizione…mettimao che un ragazzo abbia un contesto familiare che non gli permetta di esprimere il suo potenziale…mettimao che un ragazzo sia eccellente perchè ha un contesto familiare che lo supporta ad essere eccellente….mettimao il caso che….ecc..ecc…

Tutto questo per dirvi quanto sia banale la motivazione per cui si da l’eccellenza ad un ragazzo…

Come ho ripetuto più volte nelle scuole bisogna insegnare prima di tutto a socializzare ed a collaborare….Non è produttivamente utile che ci siano differenze di valutazioni, non è utile che ci sia il “secchione” della classe contro 15 altri suoi compagni…

D’accordo , d’accordo capisco quelo che volete dirmi….Ma è giusto che un ragazzo che merita sia premiato. E’ senza dubbio così, ne sono convinto anche io, anche perchè stimola lo spirito di raggiungimento di obiettivi. Ma stiamo attenti a non considerare la scuola come un’azienda!
Gli obiettivi ci devono essere come in una azienda ma cercare di premere troppo sulla competizione può avere ritorsioni nei confronti dei più deboli, e questo in una scuola non è produttivamente economico.

Far si che ci siano dei ragazzi che, per milioni di motivi come accennavo prima, non riescano a tenere il passo dei pochi che sono più spediti non è utile ne ai ragazzi che rimangono indietro ne a chi va avanti!

Per chi rimane indietro non è utile perchè si convince di non essere adatto allo studio, errore madornale, per chi è avanti non è utile perchè iniziano ad esserci le prime distinzioni che inevitabilmente si ripercuoteranno in un loro futuro prossimo.

Concludo quindi con un dilemma?

E’ giusto premiare un ragazzo(o pochi ragazzi) nei confronti della collettività?

O è meglio cercare di stimolare la classe intera a raggiungere l’obiettivo di un premio finale, che potrebbe essere appunto un premio in denaro un offerta di lavoro, un master, un corso di formazione gratuito una vacanza di classe…

Stimolare la classe intera non significa assolutamente, come sicuramente staranno pensando alcuni di voi maliziosamente, che uno lavora e gli altri godono dei benefici….ASSOLUTAMENTE NO, non è così, PER RAGGIUNGERE UN OBIETTIVO COMUNE BISOGNA NECESSARIMANTE LAVORARE TUTTI INSIEME CON SUDDIVISIONE DI RUOLI, COMPETENZE. E’ solo così che si fa emergere la predisposizione di un ragazzo a sentirsi utile!

Imparare a conoscere la divisone dei ruoli e delle competenza stimola la riflessività e soprattutto la collaborazione, elemento molto utile per il loro futuro di lavoratori!

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Buongiorno Ministro Gelmini!

di Alex Menietti · pubblicato il 14 Mag 2008
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Alex Menietti

Si chiama Maria Stella Gelmini, ha 35 anni, viene dalla provincia di Brescia ed è il nuovo Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica. La sua carriera politica inizia da ragazza, appena ventenne. Comincia i suoi incarichi istituzionali nel ‘98, nel consiglio comunale di Desenzano. In pochi anni diventa dapprima Assessore al Territorio della provincia di Brescia e, successivamente, Assessore all’Agricoltura, consigliere regionale ed infine parlamentare (2006).
Sicuramente una scelta coraggiosa quella di scegliere un Ministro giovane che possa conoscere meglio le problematiche scolastiche. I fatti, effettivamente, sembrano dimostrarlo. Lo scorso 5 febbraio era infatti stata proprio la deputata Gelmini a presentare una proposta di legge, denominata “Promozione e attuazione del merito nella società, nell’economia e nella pubblica amministrazione e istituzione della
Direzione di valutazione e monitoraggio del merito presso l’Autorità garante della concorrenza e del mercato”
, che prevedeva - tra le altre cose - anche il rilancio dell’istruzione scolastica. Per far ciò ha previsto tre punti principali.
1. Valorizzazione del merito e piena applicazione del principio di autonomia scolastica
Vorrebbe dire dare maggiori poteri ai dirigenti scolastici, che avranno così ancora maggior autonomia nei compiti di gestione amministrativa e di reclutamento del corpo docente. Inoltre le risorse pubbliche verranno ripartite, sempre secondo la sua proposta, in base ai risultati formativi rilevati da un organismo terzo. In questo modo si diminuiscono i vincoli dei dirigenti scolastici dalle province, che creano spesso problemi per tempi e risultati, e si creerebbe una competizione tra le scuole, che gioverebbe a tutti.
2. Valorizzazione del merito degli studenti
Punto numero uno. Cancellazione del sistema dei debiti formativi. E’ necessario aumentare la selettività dei meccanisimi di avanzamento scolastico e consentire agli studenti di recuperare eventuali insufficienze con corsi pagati dalla scuola durante l’anno scolastico. Per i più bravi invece bisogna concedere la borsa di studio legata al merito.
3. Valorizzazione del merito dei docenti
Finalmente la proposta che sostengo da tantissimo tempo. Dev’essere eliminato ogni automatismo nelle progressioniretributive e di carriera degli insegnanti. In parole povere: via le graduatorie che favoriscono i docenti cadregari, via libera all’autonomia scolastica. Competizione tra le scuole è anche questo: la scelta dei docenti migliori per preparare gli studenti migliori.
E allora prego, Ministro Gelmini. Si metta pure al lavoro.
Noi rimarremo a guardare ammirati quello che farà, se continuerà sulle sue proposte passate!

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Scuola e famiglia

di Daniele Vinci · pubblicato il 12 Mag 2008
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Daniele Vinci

“Se volete che le persone si mettano
d’accordo, fatele lavorare insieme”

C. Freinet

Non è casuale l’accostamento tra il sistema scuola ed il sistema famiglia.

Entrambi sono generatori di processi di apprendimento e ambedue co-governano funzioni di apprendimento per i ragazzi.

Pensare che i due sistemi possano essere isolati o che non ci possa essere comunicazione è innaturale. Tutti noi sappiamo, soprattutto negli ultimi tempi, quanto le famiglie pretendono che la scuola possa essere funzionale per i loro ragazzi.

Nello stesso tempo dover interagire tra i due sistemi risulta assai difficile se non esistessero dei connettori che favoriscano la comunicazione.

Non si tratta di giusto o non giusto, il fatto è che ci troviamo in una situazione in cui i genitori vogliono essere partecipi ai processi della scuola, come farequindi per dare voce anche a loro?

In Toscana ad esempio apprendo tramite “a scuola di bugie” è nata nel lontano 2004 FoRAGS Toscana ma sembra avere molto successo.

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Ha dell’assurdo la decisione della Germania. Visti gli elevati costi delle ripetizioni e delle classi di ripetenti, i Ministeri dei sedici Stati della federazione tedesca hanno mandato un’e-mail a tutte le scuole, chiedendo - con giri di parole non indifferenti - di “ottimizzare i risultati” e di “verificare in quali scuole si boccia di più”. Spiegato in parole più chiare: non bocciare, o se proprio necessario bocciare il meno possibile.
Scordate di studiare in una scuola in cui passa chi studia e merita. Scordate di studiare in classi sempre più preparate che possono approfondire gli studi. L’Europa (perché non è solo la Germania) sta pensando talmente tanto al commercio ed all’economia del giorno d’oggi che dimentica l’importanza dell’istruzione. Quell’istruzione che non permetterà ai tedeschi di formarsi come inglesi o francesi, che li porta quasi al nostro piano. E’ come quando da bambini ci si chiedeva se è meglio un uovo oggi o una gallina domani. Meglio ottimizzare i costi oggi nei settori industriali, che non nei dirigenti e nei lavoratori di domani. O forse no?
Il sistema scolastico tedesco è notoriamente selettivo. Dopo il quarto anno scolastico si decide già che scuola dovrà fare lo studente, se quella d’élite o quelle meno qualificate. E ancora. Al ginnasio ogni anno le bocciature sono sessantamila. Troppe, secondo l’Ocse. E così questa circolare.
La notizia diventa ancora più assurda se si approfondisce la situazione in alcune zone della Germania. A Berlino, per esempio, dove al governo c’è la sinistra, gli insegnanti possono decidere di non valutare gli studenti fino all’ottavo anno scolastico. Valutare significa valorizzare qualcuno e quindi, a quanto pare, può creare discriminazioni. Situazione simile anche ad Amburgo, in cui il governo democristiano ha deciso che nelle scuole pubbliche fino al decimo anno scolastico non si boccia.
Tante decisioni che fanno convergere su un’unica soluzione: la scuola privata. Se fino ad ora in Germania (ed in Europa) l’istruzione si basava sulla scuola pubblica - come a mio avviso è giusto che sia - pagando le tasse dovute al Ministero e basta, le decisioni dei vari Stati costringeranno presto i migliori studenti a frequentare scuole private. Lì si potrà bocciare, lì si possono approfondire i programmi. Fino ad oggi le scuole private sono spesso state prese come delle “sottoscelte”, perché c’è la possibilità di passare all’anno successivo senza troppi problemi. Anche con l’occasione di recuperare gli anni persi perché bocciati. Ma presto l’Europa cambierà, cambierà in tal senso. Perché se gli Stati giocano al ribasso per l’istruzione pubblica, è normale che gli studenti si stufino. Prima o poi.

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Riceviamo e inoltriamo

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 08 Mag 2008
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Giorgio Soffiato

AL PARCO EDENLANDIA

UN’ESPLOSIONE DI IDEE CON LA FIERA LABORATORI D’IMPRESA IGS

60 laboratori d’impresa, 60 idee imprenditoriali,
60 istituti superiori coinvolti, 1.400 studenti partecipanti

Sarà la cornice del Parco Edenlandia ad ospitare “La Fiera Provinciale IGS: un’esplosione di idee”, organizzata dall’Associazione IGS Campania, al fine di creare un sistema di sinergie fra le giovani menti del Sud e il mondo del lavoro.
L’evento ospitato gratuitamente nel più grande parco divertimenti del Centro Sud d’Italia partirà domani, venerdì 9 maggio, e si concluderà sabato 10 maggio (ore 10.00 - 18.00), per un totale di 16 ore di
creatività.

Il programma prevede il coinvolgimento di 60 istituti superiori di diversi indirizzi appartenenti a Napoli e Provincia, in cui sono nati
i laboratori di impresa capitanati dai Trainer, giovani studenti universitari.

Scopo dell’iniziativa è quello di orientare i giovani al mondo del lavoro e stimolare l’autoimpiego, attraverso la metodologia
del learning by doing. I
l Programma formativo IGS prevede la creazione e la gestione di laboratori d’impresa per iniziativa degli studenti-imprenditori.

E’ un momento di vera esperienza formativa: durante la fiera ogni laboratorio d’impresa allestirà il proprio stand e metterà in opera le strategie elaborate con la guida del Trainer.

“L’unicità di questa fiera - spiega Cesare Falchero, Presidente del
Parco Edenlandia - sta nella caratteristica che tutti possono
partecipare e dar vita ad una piccola impresa. La volontà di mettere a
disposizione i nostri spazi nasce proprio dall’esigenza di promuovere,
soprattutto tra i più giovani, uno spirito creativo ed imprenditoriale
che rappresenta un primo passo nel mondo del lavoro”.

L’evento si concluderà dopo una gara fra i migliori laboratori d’impresa, dove ognuno di essi sarà valutato e giudicato sulla base
della propria business idea, delle strategie di marketing, delle
tecniche di vendita e spirito di squadra.

La giuria sceglierà fra i laboratori d’impresa un solo vincitore e, in occasione della Competizione Regionale che avrà luogo dal 26 al 29 maggio, tutti i laboratori saranno nuovamente chiamati a mettersi in
gioco.

Domani mattina all’inaugurazione (ore 11,30) interverranno:

Maria Falbo, Assessore Azioni Positive per i Giovani e Sport -
Provincia di Napoli;
Giorgio Mottola, Referente dell’Alternanza scuola lavoro dell’Ufficio
Scolastico della Regione Campania

Per ulteriori informazioni: Ufficio stampa: Adnkronos Comunicazione

Laura Gigliarelli: tel. 06/5807478 - 347 93 33 478 Rosanna
Palma: tel. 06/5807383 - 347 61 60 793

e-mail
: laura.gigliarelli@adnkronos.com
e-mail: rosanna.palma@adnkronos.com

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Da pochi mesi ho scavalcato la barricata e sono divenuto ricercatore presso un centro di ricerca della Venice International University, in particolare il TEDIS. Mi occupo di nuove tecnologie e rete e questo mi da la possibilità di coordinare un laboratorio di tesi che partirà a breve. Credo che questo sia un vero plus per gli studenti, un plus che personalmente non ho avuto ma che darà di certo a chi aderirà qualcosa di diverso rispetto al percorso di tesi.

Parlando con molti docenti la sensazione è quella che la tesi triennale si stia sempre più trasformando in una relazione sullo stage, inutile e quindi da eliminare per chi decide di continuare il proprio percorso di studi, utile e quindi da discutere per chi invece si fermerà e non proseguirà con studi magistrali (ricordiamo che a Cà Foscari le tesi triennali non vengono discusse).

La tesi specialistica è invece un momento molto più “alto”, permette di ragionare a mente lucida e con il guisto tempo sulla tematica prescelta, probabilmente anche futuro oggetto di lavoro o ulteriore approfondimento. Personalmente ho vissuto la tesi specialistica come un momento di vera crescita che mi ha dato la consapevolezza del lavoro che avrei poi voluto svolgere, molti studenti però (anche per colpa dei docenti) non hanno la fortuna di estrapolare dal proprio lavoro una lezione da portarsi poi avanti nella vita, vivono invece la tesi come un momento complesso, una costrizione non produttiva.

A vostro avviso la stesura della tesi e relativa ricerca può essere un momento importante o è e resta uno sbarramento?

Giorgio Soffiato per blogstudenti

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