Se è vero che un blog è un diario, chi più degli studenti ne utilizza uno? Blogstudenti nasce per dare agli studenti di ogni età una piattaforma comune, condivisa e condivisibile di discussione e confronto su tutti i temi che riguardano l'istruzione e la formazione. Continua..

Archivo » Gennaio 2008

Guarda come ti imparo l’inglese..

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 27 Gen 2008
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Giorgio Soffiato

Siamo nel 2008, la tecnologia e la tecnica danno sempre più opportunità di accorciare le distanze geografiche fra i popoli. Si cominciò con il telefono, poi il fax, poi l’email, poi la chat, poi… Skype!

Ma non è finita. Skype è uno strumento a servizio di nuove idee, per esempio: imparare nuove lingue! Parlando tutti i giorni con amici di diverse parti del mondo. Ma dove trovare questi amici? Con una semplice ricerca su “cerca contatti”? Le persone sarebbero veramente disponibili? Per trovare qualcuno che accetti di perdere del tempo a parlare con noi per aiutarci a migliorare la nostra lingua straniera, bisognerebbe proprio essere fortunati, ma il business non lascia proprio spazio alla fortuna.

MyLanguageExchange.com è la possibilità di mettersi in contatto, per soli 24 usd (U.S. dollars) all’anno, con persone madrelingua che hanno la necessità di imparare la Nostra, di lingua! L’unica cosa che si paga, quindi, è il servizio di collegamento fra tutti gli utenti del database.
Quali sono i vantaggi?
La flessibilità: si possono contattare le persone che meglio si adattano ai nostri orari e al livello di frequenza settimanale delle “chiaccherate” che si necessita di avere.
Amici: si arriva a conoscere gente in ogni angolo del mondo.
La nota negativa è che, fino all’ultimo momento, la procedura d’iscrizione sembra gratuita, e infatti lo è: esistono due tipi di iscrizione, quella normale, gratuita, che inserisce il nostro contatto nel database e ci lascia aspettare (a tempo indeterminato) di essere contattati da qualcuno che notasse il nostro nome “fra i tanti” presenti nella lista; oppure c’è l’iscrizione “gold member” che, oltre ai servizi dell’iscrizione “standard”, permette di contattare direttamente le persone che ci interessa conoscere.
Due giorni di esperienza, in ambito di scambi di conoscenze linguistiche con altri madre lingua, si è rivelata molto positiva, io, per esempio, ho conosciuto un professore di lingua inglese, originario di NYC, che mi sta dando moltissimi consigli, ogni giorno, tramite Skype, riguardo a grammatica e pronunce! Io, ovviamente, faccio lo stesso riguardo allo studio, da parte sua, della lingua italiana.
Che dire, un servizio utile che può far risparmiare soldi, tenendo conto dei prezzi che una scuola di lingue straniere oggi comporta.

 Nikola per Blogstudenti

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Com-mu-ni-ty!

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 25 Gen 2008
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Giorgio Soffiato

Da oggi abbiamo uno spazio di condivisione vero, http://blogstudenti.ning.com/ è basato su ning che è una tecnologia molto bella, join us!

Troverete forum, photo.. and many more!

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I punti di vista…

di Daniele Vinci · pubblicato il 22 Gen 2008
Archiviato in Attualità, Università, Varie4 commenti

Daniele Vinci

A proposito della polemica scatenata dai Media sulla vicenda dell’invito del Papa alla Sapienza vorrei proporvi un punto di vista di una studentessa che mi è arrivato tramite mail, naturalmente aspetto anche punti di vista divergenti per vederci più a fondo a riguardo…

La mail è questa:

A proposito di tolleranza

Premetto che non ho partecipato alle manifestazioni che si sono svolte in questi giorni alla sapienza ma, alla luce delle reazioni da parte del mondo politico, religioso, giornalistico e accademico (nella sua maggioranza), mi dispiace. Mi dispiace non aver partecipato per dare una voce in più a quel gruppo di liberi cittadini che si sono visti rinfacciare l’ uso del loro diritto di dissentire e che oggi vengono etichettati all’ unanimità con aggettivi come “intolleranti”. Intollerante non è chi esprime il proprio dissenso. Dissentire è una conseguenza del pensare. Basta un minimo di onestà intellettuale per sapere che non si sarebbe alzato tutto questo polverone se l’ ospite contestato fosse stato un altro, chiunque altro. Anche perché, in misura diversa, tutti gli intellettuali e politici del mondo vengono contestati da gruppi più o meno grandi di persone, e semmai è preoccupante quando questo non avviene (come nelle dittature)! Quando, l’ anno scorso, venne il presidente degli Stati Uniti (invitato da un governo eletto democraticamente), ci furono ben due manifestazioni che criticavano quella visita, e ci fu chi criticava quelli che criticavano e chi invece li appoggiava… una cosa normale insomma, e giusta (perché è anche giusto criticare chi critica, quello che non è giusto è “lapidarlo”!). Quello che sta succedendo ora è qualcosa di molto grave: “potete criticare tutti, tranne il papa”. Questo è comprensibile per un cattolico, quando il papa parla “ex cathedra”, ma non è accettabile per un cittadino laico (cattolico o ateo che sia) che si vede negato il diritto di esprimere la propria opinione quando questa vada ad “offendere” un personaggio pubblico che ha un ruolo nella politica mondiale e in particolare in quella nazionale. E non ci si può bendare gli occhi dicendo che non aveva senso contestare l’ intervento del papa prima ancora di sentirlo, è evidente che la critica era rivolta a quello che il papa rappresenta oggi in Italia, e non a quello che avrebbe detto quel giorno. E questo lo dico per rispondere a quelli che, superficialmente, dicono “se fosse venuto il Dalai Lama nessuno avrebbe protestato”, certo che nessuno avrebbe protestato, il Dalai Lama non “consiglia” la revisione della legge 194 ne tanto meno “suggerisce” cosa fare il giorno di un referendum…che poi, per quanto mi riguarda, quelli che hanno un problema sono i nostri politici e non il papa (e per questo non ho partecipato alla manifestazione). Ma cosa hanno fatto i nostri politici di fronte a questa situazione? Avrebbero potuto fare un po’ di sana autocritica e invece hanno scelto la via più facile: si sono schierati in difesa… in difesa di cosa? in difesa del diritto del papa di non essere oggetto di critica, rendendo in questo modo ancora più evidente la perdita di laicità e di autonomia della politica: perché ci sono cose su cui non si discute, persone “intoccabili”, al di sopra dello Stato e dei cittadini. Per questo mi dispiace non esserci stata.

A proposito di tolleranza, dispiace inoltre dover constatare che anche le voci di alcuni cattolici fuori dal coro non vengano ascoltate, di quelli cioè che ritengono che il rifiuto dell’ invito da parte del papa non sia degno del suo ruolo (in fondo si è fatto “spaventare” da un piccolo gruppo di studenti e professori che comunque in nessun momento hanno minacciato di ledere la sua persona fisica). In effetti che il papa abbia bisogno della “solidarietà e dell’ appoggio” di chi che sia più che altro mi fa sorridere, oggi ha più forza che negli ultimi 40 anni e se qualcuno ha impedito a qualcun’ altro di parlare quello è stato il rettore negando agli studenti la possibilità di manifestare all’interno della città universitaria (che quel giorno più che un’ università sembrava un penitenziario), il papa HA RIFIUTATO l’ invito, e da una settimana gli dedichiamo prime pagine di quotidiani nazionali e telegiornali interi… è curioso che qualcuno si preoccupi del suo diritto ad essere ascoltato.

In ultimo denuncio il silenzio che ha accompagnato gli atti di vandalismo compiuti ai danni delle aule autogestite dai collettivi studenteschi che hanno partecipato alle proteste, con evidente intento intimidatorio. Spero solo che questo silenzio omertoso, che vede di nuovo protagonista (passivo) il nostro rettore, non venga interpretato dai vigliacchi e impuniti autori di queste azioni come un via libera per ulteriori atti, questi sì, di vera intolleranza.

Buona domenica.
Giulia la Martire

Adesso aspetto vostre opinioni in merito…la vicenda deve essere chiarita!

Ciao

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La domenica mattina in palestra a smaltire il sabato sera si rivela molto più riflessiva ed interessante per chi ha voglia di ascoltare: la scena vede un signore sui 60 anni disquisire amabilmente con una professoressa o simile sui 50.. i discorsi sono un pò sempre i soliti:

“rispetto a una volta è cambiato tutto”

“io li vedo i ragazzi di oggi”

“quanta maleducazione”

con presa di coscienza melodrammatica finale “saremo noi a doverci adeguare”..

Provo quasi tenerezza di fronte a questi discorsi troppo spesso affrettati, qualunquisti e banali, come se queste persone non fossero anche genitori, prima di tutto genitori. Sinceramente non mi sembra che ci siano oggi bande di ragazzi che devastano le scuole o le piazze, o almeno non più di un tempo. Quando 6 o 7 anni fa non c’erano youtube e flickr le scuole non erano intonse e illibate mete di formazione assimilate a chiese, semplicemente non esisteva il fervore mediatico attorno a ciò che accadeva, e sono molto convinto che accadessero le stesse cose che accadono oggi, a scuola ci siamo andati tutti.. la frenesia da reality che spinge i meno furbi a diffondere on line i propri documenti multimediali scottanti ci porta a credere che ad un tratto la scuola sia divenuta un covo di mostri, e a criticare sono le stesse persone che poi costringono i figli ad inutili punizioni convinti che i metodi di 50 anni fa siano ancora validi nell’educazione. La cosa più sensata che ho sentito dire da un sociologo è che oggi le famiglie tendono a ridurre le occasioni di crescita “su strada” dei figli per la paura di ciò che può accadere, quindi spesso i ragazzi vivono in casa o sperimentano momenti di aggregazione sorvegliata e si vedono trasportati da un luogo all’altro (da casa all’allenamento) perdendo a causa della poca sicurezza quelle esperienze che un tempo facevano tanto bene. Questo è un problema della società in generale e forse le piccole città possono ancora garantire una buona vita a ragazzi di 10 anni che possono scorazzare in bicicletta senza temere malviventi o stupratori. I ragazzi di oggi sono davvero cosi indecenti o è ora di guardarsi dentro e capire che l’evoluzione non per forza coincide con la maleducazione ed il degrado?

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Come era prevedibile tutto è stato dato in pasta alle “vecchie” ideologie politiche che ormai credo neanche esistono più.

Riassumo in breve la storia.

Il Papa era stato invitato dal Rettore della “Sapienza”(e badate bene non più La Sapienza quindi è meglio che i giornalisti si aggiornino), un collettivo di professori sostenuto da studenti ha esposto il loro sentimento a riguardo della venuta del Papa alla Sapienza, dicendo che non fosse il caso che il Papa si presentasse all’inaugurazione. Da ciò si è sollevato un polverone internazionale…

Titoli: IL PAPA NON VIENE ACCETTATO ALLA SAPIENZA; IL PAPA NON HA DIRITTO DI PAROLA…ecc…ecc

Neanche il Papa ricevette il Dalai Lama eppure non ci fu lo stesso scandalo!

Per quello che ho visto io mi è sembrato solo uno scambio di opinioni, forse estreme,ma pur sempre opinioni all’insegna della non belligeranza. Cosa che invece è emersa oggi, avendo circondato la Sapienza di polizia e forze dell’ordine onde evitare l’accesso agli studenti dei collettivi propulsori del dibattito, che ripeto era semplicemente sul fronte teorico!

Date il vostro giudizio in merito…a voi la parola!

Daniele Vinci per blogstudenti

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Blogstudenti logo contest

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 17 Gen 2008
Archiviato in Varie3 commenti

Giorgio Soffiato

Blogstudenti ha bisogno di aiuto! Ci serve disperatamente un logo :-) noi sappiamo scrivere ma non sappiamo disegnare, c’è tra di voi qualche appassionato di grafica che può aiutarci? Non abbiamo particolari richieste in termini di qualità fantasmagorica o altro, ci basta un piccolo logo..

Per questo lanciamo un concorso, chiunque invierà loghi per blogstudenti.it riceverà una citazione nel nostro blog e potrà pubblicare un’intervista o un resoconto della sua attività, il vincitore ricevera un link a vita e un’intervista sul blog. Di più proprio non possiamo :-) (volendo il link può essere richiesto anche su marketingarena.it un progetto avviato con pagerank 4)

Giuria: i ragazzi di marketingarena, in caso di parità i lettori di marketingarena. Inviate i vostri loghi alla nostra mail

Termine per l’invio: 10 febbraio 2008

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Università e lavoro: chi sta sbagliando?

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 17 Gen 2008
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Giorgio Soffiato

Quanto è dura andare a lavorare? Forse molto, forse poco. “Teoricamente” gli studenti universitari dovrebbero poter aspirare a posti migliori, anche nel senso che i 1000 euro presi in fabbrica sono più faticosi da guadagnare rispetto ai 1000 presi tenendo la contabilità da qualche parte.. ma non è tutto cosi lineare.

Il ponte tibetano è a nostro avviso il simbolo di una strana realtà che oggi caratterizza il percorso che porta al lavoro: le università insegnano una cosa, le aziende ne chiedono un’altra, come spiegare altrimenti faticosi, lunghi e sottopagati periodi di stage, prove e training? E’ quindi lecito chiedersi chi sta sbagliando, e dove.

I tentativi di occupare la terra di mezzo che divide le due grandi realtà in gioco dando al ponte tibetano una base più solida sono miseramente falliti, gli esperti aziendali chiamati a prendere la parola in aula portano casi di eccellenza spesso ideati da un singolo imprenditore o da persone da tempo integrate in azienda, ben consci che un nuovo arrivato non si presenta “skillato” ma è una persona tutta da formare. Noi sappiamo qualcosa di marketing e le esperienze in questo senso ci dicono che dopo 5 anni di studio in questo campo le aziende sentono la necessità di dare ulteriore formazione al neolaureato o allo stagista. Se l’azienda è una squadra di calcio, e il laureato un nuovo calciatore, non si chiede giustamente solo di adattarsi al modulo di gioco (cioè imparare i programmi informatici usati e le practice aziendali), ma spesso si pretende anche di insegnare a giocare a calcio, convinti che ciò che si è appreso all’università sia solo una base teorica… ma la pratica è un’altra cosa. Allora noi chi chiediamo “perchè non ci insegnano la pratica?”

Secondo noi il problema sta tutto nelle tempistiche e nella gestione dei periodi di inserimento: per quanto le università si sforzino di inserire i ragazzi in azienda, gli stage brevi non stimolano le aziende a insegnare qualcosa visto che si perderà il rapporto dopo poco, quelli lunghi bloccano lo studente che impegnato in azienda non riesce a laurearsi e quindi cerca stage “comodi”. Forse il carico di questi periodi di prova non dovrebbe essere sommato agli esami ma sostituirli o integrarli ed il periodo di prova dovrebbe essere finalizzato ad un inserimento, lo start di un percorso vero. Se le università fossero più ricettive verso le aziende e queste ultime non cercassero dei fotocopiatori in fotocopia ma delle professionalità vere forse le cose cambierebbero.. stanno sbagliando tutti quindi, ma potrebbe bastare poco.. che ne dite?

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La nostra costituzione, che ha pagerank 6 ed è quindi attendibile :-) , sancisce questa interessante regoletta:

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Ora, detto che non si può tirare in ballo questa carta cosi preziosa solo al bisogno, è possibile sentire in continuazione

- Tizio che ha fatto uno stage di 6 mesi a 0 (zero) euro e si vede proporre un nuovo stage di 12 mesi a 100 euro

- Caio che si sposta a Milano per un lavoro degno e riceve un rimborso spese di 300 euro (sempre in stage)

- Sempronio che va all’estero e prende 2.000 euro al mese (scatenando le ire dei detrattori della fuga di cervelli)

Tizio, Caio e Sempronio sono laureati ed hanno voglia di lavorare, io ho sempre amato la meritocrazia e creduto che il lavoro non manca e che chi ha voglia può di certo trovare una buona occupazione. Siamo però di fronte a paradossi mai visti quando valutiamo il percorso di inserimento di un neo laureato nel mondo del lavoro

- nessuna garanzia di assunzione

- richiesta di competenze che l’università non fornisce (oggettivamente all’università non si impara l’inglese)

- stage e tirocini utilizzati come tappabuchi per sostituzioni di maternità e poco altro

Signori, le aziende fanno bene. Se chi controlla la macchina statale (oggi come 7 anni fa, destra come sinistra) permette l’utilizzo della flessibilità in questa maniera è giusto che le aziende sfruttino la falla, visto che da altre parti si sentono derubate pure loro, dando vita ad uno scarica barile che si ferma sulle teste dei giovani (solo per non parlare di pensioni..). Io sono a favore della flessibilità ma la regola dovrebbe essere che più flessibilità viene richiesta e maggiore deve essere la retribuzione (vuoi che lavori per te 4 mesi? mi dai 2000 euro. Vuoi che partecipi al rischio d’impresa? Mi dai una quota del progetto), cio che a questo punto mi chiedo è: chi di dovere sta facendo del suo meglio per garantire l’articolo 4 della costituzione? (non l’articolo 686, l’articolo 4 che si suppone discretamente importante!!)

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Il tema della multimedialità e del nuovo apprendimento è caro a questo giovane blog, ma è anche un argomento osservato con attenzione da più soggetti interessati. Tra i molti che stanno a guardare con il telescopio, ogni tanto c’è qualcuno che getta una sonda per vedere se le cose funzionano davvero come i troppi teorici teorizzano :-)

Ci ha colpito il caso “uniroma.tv”, un videportale per studenti realizzato dalle univesità romane “Tor Vergata”, “La Sapienza” e “Roma Tre”, apprendiamo dall’ottimo one web 2.0 che il progetto è stato promosso dagli stessi atenei con un basso costo editoriale garantito dalla formula ibrida del contenuto prodotto fuso con il contenuto user generated, è infatti incentivato sul sito l’upload di video e contributi da parte degli utenti. Il fatto che le università si sporchino le mani nella realizzazione di progetti che forse appaiono di frontiera (ma che non hanno rischi monetari elevati.. anche se va male avranno perso 10.000 euro) è per noi molto interessante perchè significa che alcune realtà hanno la volontà (e la possibilità) di promuovere vere politiche di new learning (anche se in questo caso i contenuti sono informativi e di coinvolgimento ma abbiamo visto in altre sedi che molte delle richieste degli studenti riguardano proprio la semplificazione della burocrazia).

Perchè il titolo sull’aiuto reciproco? Come in un sistema complesso gli studenti hanno la capacità di fare rete, adattarsi all’ambiente e auto-organizzarsi, è però chiedere troppo il demandare anche la fase di fund raising a chi di lavoro ad oggi deve purtroppo solo sottolineare e ripetere concetti. E’ in questa fase che a nostro avviso l’università dovrebbe supportare queste iniziative, non tano per carità cristiana o sensibilità al tema, ma anche solo come investimento in comunicazione. Un low cost marketing che ora permette a noi di parlare dell’iniziativa e forse indurrà su scala qualcuno a scegliere Roma piuttosto che Milano o Venezia perchè è un polo di innovazione, o almeno comunica di esserlo. Non è semplice comunicare la qualità della didattica, in questo modo si comunica almeno una filosofia, quella dell’innovazione. A nostro avviso dovrebbe passare nel tempo il concetto di studente-cliente ed università-azienda, la cosa pubblica ha dimostrato di non poter reggere da sola il fronte forte dell’apprendimento (proprio quel momento in cui l’investimento che lo stato fa sullo studente dovrebbe tornare indietro, proprio l’ultimo miglio della ricerca e della creatività, riempiamo le botti per far bere gli stranieri e discutere poi di fughe di cervelli assolutamente normali), servono nuovi soggetti e nuove proposte, è possibile che idee collaterali e nuove iniziative possano essere decisive per il successo di un’ateneo?

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