Se è vero che un blog è un diario, chi più degli studenti ne utilizza uno? Blogstudenti nasce per dare agli studenti di ogni età una piattaforma comune, condivisa e condivisibile di discussione e confronto su tutti i temi che riguardano l'istruzione e la formazione. Continua..

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Digital learners

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 28 Dic 2007
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Giorgio Soffiato

Da un pò di tempo con la collaborazione di alcuni blog, per dovere di sintesi linko l’appuntamento in cui ci siamo trovati tutti, lavoriamo sui studenti 2.0 e apprendimento innovativo e collaborativo. Si tratta di un ragionamento teorico che parte dalla pratica: molti di noi hanno dato vita a progetti di apprendimento e docenza collaborativa sostanzialmente basati sulla condivisione di conoscenza mediata da piattaforme tecnologiche multimediali non avanzate ma esplosivamente nuove per il mondo universitario, sostanzialmente blog, forum e radio.

Cosa c’è di nuovo all’orizzonte? Sicuramente l’empatia che guida la condivisione prima di un’idea e poi di un progetto nel triangolo DOcenti-STUdenti-FOrmatori porta a sognare in grande, ben consci di un concetto chiave: la tecnologia è per noi un mezzo, non certo un fine. Qual’è quindi la fase 2 di un progetto di questo tipo? A mio avviso, ma ne abbiamo già discusso e non è tutta farina del mio sacco, si tratta di federare e aggreagare progetti e idee per dare senso ad una grande piattaforma comune che unifichi gli sforzi tecnologici (voce + testo + video) e concettuali (content management) in un vero e proprio modello innovativo di apprendimento. Si può fare?

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Molti non ne sono consci, ma chi frequenta le scuole superiori o ha figli che si accingono a terminare il proprio percorso di studi ne è in realtà consapevoli: siamo vicini al periodo delle pre-iscrizioni all’università, una scelta importante per molti. Sicuramente non si tratta di un vincolo matrimoniale ma è di certo una promessa che molti fanno più a sé stessi che all’ateneo cui si preiscrivono, è però tutt’altro che semplice riuscire a scegliere in maniera sensata l’università che fa al caso nostro.

Spesso le scuole superiori si prodigano per portare gli studenti in visita alle varie università, università che a loro volta sgomitano per accaparrarsi quelli che sono nè più nè meno che clienti per strutture sempre sottofinanziate. Forti dell’unico momento in cui si ha il coltello dalla parte del manico, è bene riflettere sulla struttura da scegliere, cercando di equilibrare i moltissimi fattori che concorrono al successo nel percorso che porta al conseguimento della laurea. La riflessione va divisa in due grandi ambiti, quello concettuale-tematico e quello pratico-operativo: sostanzialmente la scelta va fatta sul tema che si intende studiare per 5 anni e solo successivamente vanno affrontati i problemi legati alla distanza con la facoltà e alle condizioni operative necessarie. La prima domanda da farsi è: cosa voglio fare da grande? Moltissimi, compreso chi scrive, di questi tempi dicevano “farò ingegneria o giurisprudenza o economia”, che col senno di poi significa lavorare in cantiere, in ufficio o in tribunale (estremizzando)… e non è proprio la stessa cosa.. Se una persona si vede in un futuro a contatto con altri esseri umani potrà indirizzarsi verso lauree che sviluppino le relazioni o la comunicazione, se invece si preferisce lasciare ai numeri il proprio destino di certo un indirizzo con pochi dubbi è quello che porta alle università scientifiche. Sono quindi le passioni il primo fattore da analizzare. Se seguire le passioni è un consiglio valido, è bene anche stare attenti a lauree un pò troppo fantasiose che stanno nascendo, sempre estremizzando “erboristeria orientale” è un pò meno forte come laurea rispetto alle classiche economie aziendali quindi se c’è incertezza meglio puntare su lauree forti per poi specializzarsi (forse più che erboristeria è meglio inizialmente scegliere scienze naturali, per poi vedere come va, a meno che la citata passione non sia un sogno da tempi remoti.. allora è giusto seguire l’istinto). Dopo le passioni non possono non essere citate le attitudini, ci sono persone molto brave in alcune materie piuttosto che in altre e la cosa è fisiologica, anche la nostra memoria ci caratterizza e ci porta a essere dei geni della matematica oppure negati coi numeri. Attitudini e scuole di provenienza (ho fatto ragioneria, non potrò mai fare l’ingegnere!) devono essere dei cartelli stradali di attenzione ma non di divieto, magari il percorso sarà più complesso ma con l’impegno si arriva, anche a laurearsi in matematica partendo dal liceo classico. Lasciando alla prossima puntata il diverbio tra università pubblica e privata chiudiamo con la logistica: se l’università è lontana da casa non è per forza inavvicinabile, è bene valutare le possibilità ma non farsi spaventare da un’ora di treno, in treno si fanno tante cose… poi è sempre possibile trovare “un buco” in città dividendo le spese con qualche amico per vivere a pieno la vita universitaria.

Concludendo, per scegliere la cosa migliore è pensarsi tra 5 anni: cosa voglio diventare? L’università è un mezzo, non un fine

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 Ricercatori, dottorandi, studenti di scuole avanzate di specializzazione: visionari senza destino? Non è detto. Se è palese che la situazione della ricerca italiana è tutt’altro che felice, nascono e si scoprono idee ed iniziative che fanno ben sperare.  Il dibattito è aperto, ne hanno parlato di recente alcuni studenti e docenti ad un evento veneziano chiamato natcamp e l’output sembra molto interessante.

Il caso che segnaliamo oggi è però forse un pò più avanzato e completo rispetto alle buonissime idee segnalate in laguna, si tratta di experyentya, un blog molto interessante che nasconde una bella idea. Ci siamo capitati per caso grazie ai giochi di link e gradi di separazione che la rete ci offre, ed abbiamo trovato sul blog non solo articoli e paper tutti da gustare ma anche un humus di business che ha interessato quanti di noi ritengono di voler/poter/dover vivere con i frutti dell’albero cresciuto con fatica in anni di formazione prima passiva e poi attiva sulle tematiche del marketing e della comunicazione.  I fondatori del progetto, Fabio Forlani e Fulvio Fortezza, sono docenti a contratto presso due università italiane e si definiscono cultori di tematiche innovative ma anche operative come il marketing esperienziale e le pmi, passando per la nautica e il turismo.

Cosa colpisce del blog? I contenuti di qualità non sono prodotti con l’unico obiettivo di generare discussione o appuntare concetti, vi è infatti la possibilità per le imprese di avvalersi della consulenza dei due autori che vanno ad occupare una nicchia di mercato molto interessante che vede poche altre realtà attive a livello Italia. La via sembra quella giusta, la legittimazione che un background uniersitario di questo tipo garantisce è molto elevata, fattore di non poco conto per chi si occupa di tematiche come il marketing innovativo e non convenzionale - spesso preta di millantatori travestiti da agenzie specializzate, inoltre il modello ibrido di contestuale produzione e consumo della conoscenza da la possibilità di applicare al caso concreto quegli studi che l’università oggi fatica a valorizzare e che un paper tra tanti non può, da solo, assorbire.

I nostri complimenti quindi al team di experyentya e soprattutto un invito alla riflessione sulla replicabilità di questi progetti e sul self marketing. Con un progetto low cost è possibile dare visibilità alla propria professionalità e reinventare la figura del ricercatore universitario qualificandolo come hub competente e consulente legittimato, che ne dite? 

Immagine: aposdle.tugraz.at

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Ha senso andare all’università?

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 23 Dic 2007
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Giorgio Soffiato

In una fredda domenica di fine 2006 nasce blogstudenti ed è subito polemica, ci chiediamo e vi chiediamo: ha senso andare all’università? E’ un dubbio non da poco e di certo una domanda forte che però ha basi concrete, nel 2007 l’università italiana rischia di essere una zavorra più che un trampolino di lancio, e di certo molte cose vanno cambiate.

La formazione in senso stretto è oggi assolutamente facilitata da progetti quali OpenCourseWare del MIT che permettono di accedere a grandi basi di conoscenza grazie ad una semplice connessione in rete. Di certo la lezione frontale è un’altra musica ma questi progetti sono in qualche modo dei concorrenti per le università classiche che spesso faticano ad offrire on line anche i soli servizi burocratico-amministrativi, figuriamoci quelli formativi..

Una seconda criticità importante è legata al valore del titolo di studio: la laurea si sta banalizzando per due motivi, il primo è che alcuni corsi sono molto semplici e permettono di conseguire in breve tempo un titolo senza problemi, il secondo è invece legato alle prospettive che si aprono al termine del percorso formativo. Laurearsi oggi significa affrontare tirocini, stage, apprendistati e prove per periodi frustranti e lunghissimi, spesso ricevendo veri e propri colpi bassi per non parlare dell’assenza di benefit e rimborsi spese.

Se è dunque possibile imparare senza andare all’università e pur andandoci il posto di lavoro non è cosi gratificante, perchè continuiamo a frequentare gli atenei italiani? Probabilmente molte cose possono ancora essere fatte per risollevare la competitività italiana in termini universitari, ma occorre cambiare marcia da subito. Approfondiremo a breve l’argomento, ma quali sono secondo voi i rimedi per la situazione italiana? Siamo pessimisti o è davvero cosi grave come sembra? 

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Ciao!

di Giorgio Soffiato · pubblicato il 23 Dic 2007
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Giorgio Soffiato

 

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agli studenti :-)

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